San Bartolomeo de Castelaz - Associazione per la valorizzazione dell’ area di S. Bartolomeo

Foto San Bartolomeo

 

INDICE:
La Premessa
La chiesa di San Bartolomeo de Castelaz in Valdisotto
Il futuro
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La premessa

Come ha lasciato scritto don Carlo, parroco di S. Antonio ai tempi della grande frana che nel 1987 ha distrutto completamente il paese. Ci sono rimasti solo tre punti di riferimento, che richiamano al nostro cuore tanti mesti ricordi del nostro caro paese che non c’è più e che sono meta del personale e comunitario pellegrinaggio di preghiera e di rimembranza:
S. Martino, dove c’è ora una stele a ricordo della millenaria Chiesa di . S.Martino di Serravalle, Aquilone e S. Bartolomeo.
E lo diceva nel decennale della frana, quando ancora molte cose necessarie non erano ancora state realizzate.
Siamo ormai vicini al ventennale della frana (2007), don Carlo è partito per il suo ultimo viaggio, ma gli abitanti di S. Antonio sono pronti a ricordare e a riflettere sulla terribile esperienza.
La Chiesa di S. Bartolomeo, miracolosamente risparmiata dalla frana per la sua posizione un po’ sopraelevata, ha dunque da subito assunto il ruolo di simbolo per gli abitanti.
Immediatamente dopo la frana , il Rotary Club di Sondrio si attiva perché ritiene importantissimo indirizzare i propri sforzi sul recupero e il restauro di questa immagine simbolica di tutta una comunità.
Si mette in atto una lunga e importante catena di solidarietà che vede uniti nel progetto due Distretti e più di 30 Club Rotary, il Distretto e vari Club Rotaract, la famiglia valtellinese in Engadina, Enti e finanziatori privati che consentono di portare a termine l’ iniziativa.
Il 28 aprile 1991 Sua Eccellenza il vescovo di Como Alessandro Maggiolini celebra la prima Messa nella rinata Chiesa.
Nel dicembre dello stesso anno viene pubblicato un libro che, con interessanti e dettagliati testi e con immagini pregevoli, descrive la Chiesa e tutte le opere realizzate.
Negli anni successivi la Soprintendenza Archeologica identifica nell’ area di S. Bartolomeo un potenziale Sito di scavi e ancora il Rotary si attiva per sostenere la Soprintendenza in questa ricerca.
La Soprintendenza ha organizzato e gestito le attività di scavo, di classificazione e di restauro, in tutta la provincia con finanziamento della Legge Regionale 102/1990, con fondi Ministeriali e provinciali e, a San Bartolomeo, anche con il sostegno economico del Rotary fino al 2005.
Nel giugno del 2005 i Rotary Club di Sondrio e di Bormio, con gli abitanti di S. Antonio, costituiscono l’ associazione S. Bartolomeo de Castelaz, con il fine di promuovere, in accordo con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e gli Enti territoriali interessati, la valorizzazione culturale e turistica del patrimonio storico ed artistico situato nell’area denominata S. Bartolomeo de Castelaz nel territorio del Comune di Valdisotto.
L’Associazione, che non ha scopi di lucro, nasce per consolidare, proseguire e potenziare le attività di recupero condotte in questi anni e per offrirsi quale idoneo strumento operativo per continuare e migliorare l’opera coraggiosamente intrapresa.
L’associazione è guidata da un Consiglio direttivo composto dal Presidente Maurizio Azzola e dai consiglieri: Giuseppe Brianzoni, Bruno Ciapponi Landi , Stefano Confortola, Giuseppe Costa Pisani, Alfredo Maspes e Rita Sosio.

La chiesa di San Bartolomeo de Castelaz in Valdisotto

Alle porte di Bormio, in Valdisotto, ritrovamenti all’inizio casuali e poi sempre meno casuali hanno, negli anni, permesso di individuare due monumenti di grandissimo interesse storico, artistico e archeologico.
Uno di questi purtroppo non esiste più: si trattava dell’antica chiesetta di San Martino di Serravalle, cancellata insieme all’intero paese di Sant’Antonio Morignone dalla frana del 1987.
L’altro, miracolosamente illeso pur trovandosi a poca distanza dal corpo della frana, è la chiesa di San Bartolomeo de Castelaz: qui, più che altrove, la storia ha lasciato segni stratificati che non riguardano solo la chiesa e che, se adeguatamente portati alla luce e interpretati, aiuteranno ad aprire uno squarcio sulla storia più antica dell’Alta Valtellina e del Bormiese1.

La chiesa di San Bartolomeo venne edificata durante il basso Medioevo in un luogo che, per la sua strategica posizione, era stato frequentato sin dall’epoca preistorica e in seguito fortificato. Scriveva nel 1969 Davide Pace, responsabile insieme con l’Istituto Archeologico Valtellinese dei primi scavi effettuati in zona: L'arcigna modulazione rupestre che si svolge da San Bartolomeo fino a Serravalle fu antropicamente il più idoneo degli ardui castelli naturali che incombendo sull'alveo angusto dell'Adda dominavano il transito della conca di Sondalo a quella di Bormio: l'imperiosa visione di Foliano appare suggestivamente centrale nello spettacolo che si dischiude a chi dalla Valle Tellina più propria stia per accedere alla bormina Valle di Sotto2.
I ritrovamenti di San Bartolomeo non costituiscono peraltro un episodio isolato: sul passo del Gavia sono state individuate chiare tracce di un accampamento estivo di cacciatori del Mesolitico3, mentre tracce di un insediamento dell'Età del Ferro furono scoperte presso la chiesetta di San Martino di Serravalle, la cui funzione fu anche quella di essere un luogo di rifugio per i viandanti (xenodochio), trovandosi lungo un'antica via di transito che correva più in basso rispetto all’arce di San Bartolomeo.
Ma forse una strada passava anche più in alto, magari proprio nei pressi della rocca di San Bartolomeo, giacché nell'antichità i percorsi seguivano di preferenza i crinali delle montagne o, in alternativa, percorsi ad una quota inferiore ma comunque lontani dal fondovalle4.

Se per le epoche più alte mancano documentazioni scritte e ci si deve quindi affidare ai ritrovamenti e alle ipotesi degli storici, per epoche più vicine alla nostra disponiamo di maggiori indizi. In una bella rappresentazione cartografica eseguita dallo Schnierl nel 1637, sul dosso di San Bartolomeo oltre alla chiesa è rappresentato un fortilizio di cui parla anche il sacerdote Giovanni Tuana nel suo De rebus Vallistellinae, scritto verso il 1630. Osserva il Tuana: Sulle rupi che sovrastano la frazione di Morignone si scorge pure una chiesa dedicata a S. Bartolomeo, dove si ergono anche i ruderi di una torre abbattuta5. Di “rottami di una torre assai vecchia” parla anche Francesco Saverio Quadrio6.
Non ci sono dubbi: vicino alla chiesa di San Bartolomeo esistevano delle strutture fortificate, del resto un chiaro indizio viene dalla stessa toponomastica: “castèlaz” suggerisce evidentemente l’esistenza di fortificazioni. Secondo Libero Corrieri, che dopo la frana (1989-1990) si occupò in qualità di ispettore di zona della Soprintendenza del recupero della chiesa, la fortificazione di San Bartolomeo non fu un castello signorile ma un avamposto gestito dalla comunità bormiese, con funzione di controllo sul territorio e sulla sottostante valle che costituiva una degli accessi alla conca di Bormio7. Basandosi sulla cartografia storica, Sara Gavazzi ha inoltre ipotizzato la presenza di un nucleo abitativo8. Testimonianze in tal senso vengono anche dalle fonti letterarie; ad esempio, il commissario grigione Fortunato Sprecher, nella sua celebre Rätische Chronik, fra i nuclei abitati della Valdisotto cita Cepina, Santa Maria Maddalena, Morignone, San Brizio e “San Bartolomeo”9.
L’interesse dell’area apparve chiaro già in occasione del restauro della chiesa, quando furono rinvenuti frammenti di intonaco, frammenti fittili, parecchie monete collocate cronologicamente fra il XIII e il XVI secolo provenienti da zecche lombarde ma anche da Merano, e un gettone contabile coniato all'inizio del XVI secolo a Norimberga10.
Come si vede non mancano gli spunti per future ricerche.

Ma veniamo alla chiesa. Nota un po’ a tutti per non essere stata anch’essa travolta dalla frana, è ormai un simbolo di rinascita e da lassù domina un ampio tratto della Valdisotto. Su di essa disponiamo di un maggior numero di notizie, molte delle quali affiorate in occasione del restauro dell’edificio.
La chiesa di San Bartolomeo de Castelaz sorge in posizione dominante su un terrazzamento artificiale. Non si sa quando sia stata costruita, è però certamente anteriore al 1393, leggendosi tale data sul bordo inferiore dell'affresco raffigurante il Martirio di San Bartolomeo, presente sulla parete laterale di sinistra. Alla stessa epoca appartengono altre scene rappresentate entro riquadri: la Crocifissione tra i santi Bartolomeo e Antonio abate e il committente, la Madonna del latte, il Martirio di San Bartolomeo, l'Arcangelo Michele e San Giovanni Battista e i Santi Ludovico da Tolosa e Lorenzo11.
Secondo l'Urangia Tazzoli, l'artista è quel Nicola Alberti il cui nome compare sul bordo inferiore dell'affresco raffigurante i Santi Ludovico da Tolosa e Lorenzo. Don Carlo Bozzi pensa invece si tratti del nome del committente, che si sarebbe fatto ritrarre inginocchiato nella scena della Crocifissione12. Il ciclo rimane quindi privo di paternità e ritenuto, per il momento, opera di un anonimo maestro lombardo.
Circa cent'anni dopo l'edificio fu impreziosito da un nuovo ciclo pittorico di taglio narrativo, composto da quattro vivaci scene dedicate all'infanzia di Cristo (Fuga in Egitto, Natività, Adorazione dei Magi, Presentazione al tempio) e da tre dedicate alla Passione (Resurrezione, Deposizione, Sepoltura). Questi affreschi, per le loro caratteristiche stilistiche, vengono concordemente riferiti a un pittore noto col nome convenzionale di "Giovannino da Sondalo", operoso nel Bormiese e in Alta Valtellina fra il 1491 e il 1515. Pur non recando date, tali dipinti rappresentano quindi una fase decorativa ben individuata.

La chiesa fu ampliata nel 1579. I muri dell'aula furono sopraelevati, nuove finestre furono aperte più in alto e, per rendere più capiente l'edificio, l'abside primitiva fu sostituita da un nuovo e più ampio presbiterio affrescato dal valtellinese Cipriano Valorsa, il cui nome compare su un cartiglio. Si tratta di un ciclo pittorico importante, che fissa uno dei momenti più rilevanti della lunga e feconda carriera del Valorsa, pittore ancora in fase di studio essendogli in passato state attribuite indiscriminatamente un eccessivo numero di opere. In clima di revisione del suo catalogo, appare quindi evidente l’importanza dei cicli firmati, come quello di San Bartolomeo.
Purtroppo però tale ciclo è stato “tagliatro” dall’apertura di una porta, inserita nel 1697 per poter raggiungere la sagrestia di nuova costruzione.
Anche la decorazione pittorica trecentesca subì peraltro perdite a causa di interventi costruttivi successivi: nel 1728 lungo la parete laterale sinistra fu infatti sfondata l'unica cappella laterale, intitolata alla Madonna Immacolata13.
Accanto alla chiesa sorge un piccolo ossario, costruito nel 1784 a seguito delle richieste avanzate dai vescovi.
Quanto al campanile, esso sorge staccato dalla chiesa, in posizione sopraelevata e la Gavazzi si chiede se non sia stato costruito su una struttura preesistente, magari di tipo difensivo. Corrieri pensa al XVII secolo e lo ritiene sorto lontano dalla chiesa nel rispetto delle norme tridentine, cosa non comune in Valtellina. L'analisi delle strutture murarie condotta in occasione del restauro del 1989-90 ha peraltro permesso allo stesso Corrieri di constatare due o forse tre livelli di innalzamento.

Intorno alla chiesa c'era il cimitero, a lungo utilizzato dagli abitanti di Sant'Antonio Morignone che salivano fino alla chiesa da una mulattiera, lungo la quale si trovava un sasso su cui venivano depositati i feretri, detto sàss di mòrt.

Francesca Bormetti

Il futuro

La nuova Associazione si propone la valorizzazione dell’ area e la diffusione di informazioni e conoscenze attraverso attività espositive e didattiche.
In particolare, nell’ anno del ventennale della caduta della frana, vorrebbe fungere da catalizzatore delle iniziative che senz’altro si svolgeranno in provincia per questo evento.
Si sta pensando quindi alla realizzazione di una Mostra in loco, alla realizzazione di pannelli esplicativi, alla pubblicazione di un libro che serva a divulgare la conoscenza delle opere svolte a S. Bartolomeo e, se possibile, anche una pubblicazione Scientifica a cura della Sopraintendenza.

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